MYSS KETA come persona collettiva PDF
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Eleonora Chiais
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This book is about the contemporary phenomenon of MYSS KETA, analyzed through different disciplinary lenses. The book examines the concept of "person" in the contemporary context. It explores how MYSS KETA has transcended traditional notions of individual identity and has become a symbol of collective expression.
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Jenny Ponzo è Professoressa Asso- Culture a cura di “Persona” è un concetto chiave nella cultu- Culture della persona...
Jenny Ponzo è Professoressa Asso- Culture a cura di “Persona” è un concetto chiave nella cultu- Culture della persona ciata di Semiotica presso l’Universi- ra occidentale. La ricca sedimentazione di della persona: Jenny Ponzo significati che si è verificata nel corso dei tà di Torino. È responsabile (PI) del itinerari e progetto NeMoSanctI (ERC StG, g.a. secoli guadagna ulteriore spessore nel con- 757314, nemosancti.eu), Direttrice di di ricerca Gabriele Vissio fronto con altre idee fondamentali come CIRCe (Centro Interdipartimentale di tra semiotica, “soggettività”, “identità”, “relazione”. Que- Ricerca sulla Comunicazione) e Presi- filosofia e sta raccolta di saggi esplora il concetto di persona attraverso diverse discipline, come dente del Corso di Laurea Magistrale scienze umane la semiotica, la filosofia, l’antropologia, la in Comunicazione e Culture dei Me- pedagogia, la storia delle religioni. A un dia. primo nucleo di contributi in cui prevale la riflessione teorica (con saggi di Ugo Volli, Gabriele Vissio è dottore di ricerca Carlo Capello, Emanuele Fadda, Sara No- in Filosofia. Dopo aver conseguito il sari), segue una seconda parte dedicata dottorato presso l’Université Paris 1 all’interpretazione delle idee di grandi pen- – Panthéon-Sorbonne e presso l’Uni- satori, tra cui Paolo di Tarso, Karol Wojtyła versità di Torino (Consorzio FI.NO) ha e Gaspard Koenig, con saggi di Stefano svolto attività di ricerca nell’ambito di Traini, Francesco Galofaro e Gianmarco aA diversi progetti, tra cui il progetto Ne- Giuliana. Infine, la terza parte si concentra MoSanctI. sull’analisi di casi pratici, dai videogiochi agli “spettri digitali” lasciati dalle persone aA aAaAaAaAaAaAaAaA ccademia dopo la loro morte, dalle app per intera- gire con Babbo Natale al fenomeno della aA university persona collettiva nello star system, fino alla Accademia University Press press codifica dello status di personaggi religiosi, in particolare la Vergine, nelle testimonian- ze delle apparizioni (con saggi di Marco Pa- pasidero, Davide Sisto, Alessandro Agnese, Eleonora Chiais). a cura di J. Ponzo e G. vissio ¤ 18,00 9 791280 136466 ponzo_copertina_bozza.indd 5 10/09/21 17:52 Collana di studi del Centro interdipartimentale di sCienze religiose Università di Torino collana diretta da Ilaria Zuanazzi comitato scientifico Paolo Cozzo, Valerio Gigliotti, Alessandro Gusman, Clara Leri, Graziano Lingua, Alessandro Mengozzi, Adele Monaci, Jenny Ponzo, Roberto Francesco Scalon ponzo-vissio_interni.indd 1 13/09/21 11:59 Culture a cura di della persona: Jenny Ponzo itinerari Gabriele Vissio di ricerca tra semiotica, filosofia e scienze umane ponzo-vissio_interni.indd 3 13/09/21 11:59 Culture Questo volume fa parte del progetto di ricerca della persona: NeMoSanctI (nemosancti.eu) itinerari che ha ricevuto finanziamenti dal Consiglio europeo della ricerca (CER) di ricerca nell’ambito del programma di ricerca e innovazione tra semiotica, Orizzonte 2020 dell’Unione Europea, filosofia e in virtù della convenzione di sovvenzione n. 757314 scienze umane © 2021 Accademia University Press via Carlo Alberto 55 I-10123 Torino prima edizione: settembre 2021 isbn 979-12-80136-46-6 edizioni digitali www.aAccademia.it/culture-persona https://books.openedition.org/aaccademia/180 book design boffetta.com Accademia University Press è un marchio registrato di proprietà di LEXIS Compagnia Editoriale in Torino srl ponzo-vissio_interni.indd 4 13/09/21 11:59 Indice Persona: significati e culture Gabriele Vissio VII Parte prima Approcci teorico-disciplinari Di che cosa parliamo quando diciamo “persona”? Fra filosofia e semiotica Ugo Volli 3 L’individuo moderno e il suo Altro… o no? Un ritorno critico sull’antropologia della persona Carlo Capello 31 ‘Persona’ è l’inverso di individuo? Qualche riflessione su Peirce e noi Emanuele Fadda 47 L’«attitudine persona» o della capacità di trasformare: una prospettiva pedagogica Sara Nosari 66 Parte seconda Rileggere grandi pensatori Il Gesù divino e inclusivo di Paolo di Tarso. La ridefinizione di una identità personale Stefano Traini 79 Persona e comunità nel pensiero politico V di Karol Wojtyła. Critica semiotica di un’analisi fenomenologica Francesco Galofaro 91 L’Oggettuale e la Persona nella cultura digitale Gianmarco Giuliana 116 Parte terza Casi di studio Aspetti e segni della “relazione mariofanica”: il caso delle apparizioni di Banneux (1933) Marco Papasidero 157 Gli spettri digitali della persona: vivere e mai morire online Davide Sisto 179 B4bb0 N474l3. Lo spettro digitale di Santa Claus Alessandro Agnese 199 M¥SS KETA come persona collettiva: Fenomenologia di una maschera in occhiali, veletta e CAPSLOCK Eleonora Chiais 213 “Fine” della persona Jenny Ponzo 227 ponzo-vissio_interni.indd 5 13/09/21 11:59 ponzo-vissio_interni.indd 6 13/09/21 11:59 Culture M¥SS KETA come persona collettiva: fenomenologia della persona: itinerari di una maschera in occhiali, veletta e CAPSLOCK* di ricerca Eleonora Chiais tra semiotica, filosofia e scienze umane 1. Introduzione 213 Incarnazione estetica di un nuovo femminismo1 in technico- lor, artista eclettica, donna senza volto: M¥SS KETA, con la * Questo articolo si inserisce nell’attività di ricerca del Progetto ERC “NeMoSanctI: New Models of Sanctity in Italy (1960s-2000s) – A Semiotic Analysis of Norms, Causes of Saints, Hagiography, and Narratives”. Questo progetto ha ricevuto finanziamenti dal Consiglio europeo della ricerca (CER) nell’ambito del programma di ricerca e innova- zione Orizzonte 2020 dell’Unione Europea, in virtù della convenzione di sovvenzione n. 757314. 1. L’effettiva natura “femminista” (o “post-femminista) di M¥SS KETA è, in realtà, in primo luogo, un’appartenenza dichiarata dalla stessa artista che, tramite i testi delle sue canzoni ma non solo, si professa appunto “femminista” e assume quella che lei stessa definisce una posizione dichiaratamente “anti-patriarcale”. Questa, molto sbandierata, “presa di posizione femminista” l’ha portata, tra l’altro, ad essere scelta come testimonial per l’appello alla manifestazione contro la violenza maschile sulle donne organizzata dal movimento “Non una di meno” il 23 novembre 2019 a Roma. Non è questa la sede adatta per trattare l’argomento con il grado di approfondimento che meriterebbe ma è bene sottolineare che, qui, nel citare il presunto “femminismo” di M¥SS KETA s’inten- de far riferimento esclusivamente a una tra le tante etichette che l’artista attribuisce a se stessa. Etichette che, come si vedrà, sono da intendersi nella maggior parte dei casi come slogan, come tentativi di rappresentare – anche tramite l’utilizzo di vari cliché – lo Zeitgeist della contemporaneità nella quale è inserita giacché, come sostiene la stessa per- former, «Io penso che lo slogan, il cliché, sia diventato il modo più naturale e diffuso di esprimersi ormai» (https://www.kalporz.com/2018/04/intervista-a-m%C2%A5ss-keta/). ponzo-vissio_interni.indd 213 13/09/21 11:59 Eleonora sua VITA IN CAPSLOCK2, è icona della contemporaneità. Chiais Si tratta di un personaggio creato ad arte da un collettivo, la cui identità reale resta, a oggi, ignota. M¥SS KETA na- sce nel contesto musicale underground3, sale velocemente alla ribalta internazionale e quindi ottiene successo presso il grande pubblico mainstream4. Sebbene sia impersonato da una donna in carne e ossa, il personaggio di M¥SS KETA è una sorta di artefatto comunicativo creato ad hoc per rap- presentare, come un novello e anticonvenzionale “Spirito del tempo”. Questo contributo prende avvio dalla genesi del fenome- no M¥SS KETA, per poi proporre d’interpretare l’estetica e l’iconicità dell’artista come quella di una “persona collet- tiva”, espressione, cioè, di una collettività oltre che concreta costruzione di un collettivo artistico. A questo punto sarà particolarmente interessante osservare questo personaggio come l’espressione dello Zeitgeist della cultura underground di Milano, come un simulacro capace di proporsi come espressione dello Spirito del tempo a cavallo dei decenni5. Si procederà quindi nell’analisi valutando l’ipotesi che que- 214 sto personaggio fittizio possa essere considerato come un ologramma o un trompe-l’oeil vivente, nell’accezione che di 2. Il riferimento è al primo album, intitolato appunto “UNA VITA IN CAPSLOCK”, pubblicato dalla cantante nella primavera del 2018 per Universal/ La Tempesta. Il titolo di questo album, che segue di un lustro il singolo di esordio “Milano Sushi & Coca” del 2013, è diventato centrale nell’estetica dell’artista che, in diverse occasioni, ha esortato all’esagerazione tout court facendo dell’invito a vivere l’esistenza in lettere maiuscole (in capslock appunto) un vero e proprio motto. 3. La nascita del personaggio risale all’agosto del 2013 e il suo debutto artistico avviene nell’ottobre dello stesso anno con la pubblicazione del singolo “Milano Sushi & Coca” cui si accompagna il primo videoclip diffuso tramite YouTube (https://www.youtube.com/ watch?v=4CTMzWCko1A). 4. Dopo lo straordinario successo incassato dall’album PAPRIKA (pubblicato nel marzo 2019 da Universal Records e inserito dalla rivista «Rolling Stone Italia» al decimo posto tra i 20 migliori dischi italiani dell’anno), la cantante ha partecipato, fuori gara, alla 70a edizione del Festival di Sanremo conducendo, nella stessa occasione, “L’Altro Festival” con Nicola Savino. 5. È particolarmente interessante ricordare in questa sede che M¥SS KETA è proposta, fin dalla sua “nascita”, come una persona senza età. Questa caratteristica è centrale per- ché da un lato la svincola dai limiti “fisici” del suo corpo biologico (cosa che, invece, non accade con il sesso biologico che, al contrario, è esasperato: la femminilità è una caratte- ristica centrale di questo personaggio) ma, dall’altro lato, la rende un artefatto comuni- cativo capace di proporsi come emblema di tempi diversi. Si veda a questo proposito il videoclip del brano “Una donna che conta” (il secondo pezzo dell’album del 2018 UNA VITA IN CAPSLOCK) ma anche l’omonima autobiografia romanzata pubblicata, per Rizzoli, l’anno successivo. ponzo-vissio_interni.indd 214 13/09/21 11:59 M¥SS KETA questa particolare tecnica artistica fornisce Calabrese (2011) come persona collettiva e si continuerà, quindi, con una disamina dell’estetica della performer. Nelle conclusioni, dopo una rapida panoramica sulle principali tematiche affrontate dalle canzoni più celebri di M¥SS KETA, si tenterà quindi di tracciare le principali tap- pe nell’evoluzione di questa persona collettiva nel percorso dall’underground al mainstream. Un percorso evolutivo nel quale “anonimo” e “collettivo” (o più precisamente collet- tivo perché anonimo) sono, e restano, le parole chiave di questo personaggio fortemente caratterizzato, dal punto di vista prima di tutto estetico, per proporsi come emblema del tempo. 2. M¥SS KETA: come nasce una “persona collettiva” Il personaggio artistico di questa “singer, performer e life- coach”, come la stessa M¥SS KETA si definisce sui suoi account social6 nasce nell’agosto 2013, una sera di agosto torrida, secondo la leggenda che accompagna la natività di questo personaggio e la “trasfigurazione” della persona che vi è dietro, da un’idea del collettivo artistico Motel Forlani- 215 ni7. L’obiettivo di questa trasfigurazione è dichiarato fin da principio: il collettivo, infatti, con la costruzione di M¥SS KETA vuole cogliere (e rappresentare) lo Zeitgeist della cul- tura underground di Milano. «La première caractéristique de M¥SS est donc son es- sence composite. Elle est le produit d’un ensemble d’ima- ginaires, qui collaborent à la création d’une figure protéi- forme» (Zaggia 2019, p. 150). Questa dimensione collettiva di partenza è capace, nel suo punto di arrivo, di favorire un’immedesimazione che trascende il concetto classico di ”imitazione reverenziale” (Spencer 1967, p. 1042) ma porta a un’autentica sovrapposizione e “sostituzione” del destina- tario con l’emittente, vale a dire con la stessa artista. Questa volontà ultima, d’altra parte, fa parte dello stesso program- 6. https://www.instagram.com/myss.keta/?hl=it. 7. «MOTEL FORLANINI is an independent collective of associated musicians, film directors, designers and artists founded in 2013 in Milan. Aiming to capture the Zeitgeist and the Peculiar of the surrounding environment, MOTEL FORLANINI creates va- rious multimedia contents collaborating with unusual personalities of the city. The main project is the ultimate diva M¥SS KETA, creating the universe behind her character, from music to videos, from fashion to graphics and photography» (motelforlanini.com). ponzo-vissio_interni.indd 215 13/09/21 11:59 Eleonora ma narrativo della maschera M¥SS KETA ed è esplicitato, Chiais oltre che nella sua stessa formazione, frutto come già ri- cordato del collettivo Motel Forlanini, in più performance8 ed etichette9. Lo stesso concetto è stato reso esplicito dalla stessa artista in un’intervista a VICE: «Mi piace pensare che tutti possano essere M¥SS KETA, che voglia dire qualcosa, di certo qualcosa che va al di là di me»10. La mutevolezza come risultato della fusione di un insie- me d’immaginari è proprio la caratteristica che permette di poter disquisire della “persona M¥SS KETA” intesa con un riferimento all’etimologia del termine “persona” e dunque come “Maschera11 M¥SS KETA”. Una “persona/maschera” alla cui soggettività, e dunque alla cui stessa persona in sen- so lato, è possibile attribuire, sulla scia delle principali teorie semiotiche12, la capacità di diventare essa stessa oggetto del- le proprie riflessioni elaborando, così, pensiero strategico e anche menzogna. L’artista qui considerata, però, non si limita a questo. M¥SS KETA, infatti, è anche l’emittente- manipolatore di una «comunicazione ironica» (Greimas e Courtès 1982, p. 168) che nella sua fase iniziale, cioè agli 216 esordi dell’artista, coinvolgeva un numero necessariamen- te esiguo (e anche geograficamente piuttosto modesto, an- corato alla “milanesità” della quale si faceva portavoce) di partecipanti alla comunicazione dotati di comuni «valori e saper fare interpretativi» (ibid.). Questo pubblico di riferi- mento si è poi, come già detto, ampliato enormemente e questo ha causato un massiccio incremento (anche nume- rico) di “destinatari-non complici”. La particolarità, però, è che questa platea, pur limitando la propria interpretazio- ne dei testi e del personaggio all’apparenza del messaggio 8. Si veda, per esempio, il videoclip “Le ragazze di Porta Venezia: The Manifesto” (2019). 9. Si ricordi, per esempio, che con l’appellativo “Le ragazze di Porta Venezia” l’artista stessa identifica il suo corpo di ballo. 10. «VICE», “Tutta la verità su MYSS KETA” di Federico Sardo pubblicato il 29 maggio 2018 (https://www.vice.com/it/article/xwmg8k/myss-keta-intervista-vita-capslock). 11. Come ricorda Ugo Volli nel suo contributo in questo volume: “[L’etimologia della parola “persona” viene] dal latino persona […] “faccia, maschera, ciò che sta davanti alla vista” (non è chiaro se nel senso di ciò che è più visibile dell’altro o ciò che copre i suoi occhi) [ma esiste anche un’etimologia alternativa che] parte da sonare: persona ← per sonare. Essa deriverebbe dal fatto che le maschere antiche servivano anche da megafo- ni”. 12. Si veda, a questo proposito, Paolucci (2020). ponzo-vissio_interni.indd 216 13/09/21 11:59 M¥SS KETA esplicito, ha comunque dimostrato di apprezzare entrambi. come persona collettiva Ed è proprio questa la chiave del successo di M¥SS KETA13. La seconda, ma non meno importante, particolarità dell’artista in esame, espressione concreta dell’estetica del lifestyle meneghino14 (Zaggia 2019, p. 150), è però la sua sog- gettività collettiva, il suo essere, in ultima analisi e a dispetto di ogni rischio d’antifrasi, una persona collettiva. Questa collettività è la caratteristica che permette a M¥SS KETA di annullare le proprie peculiarità “biologiche”, legate in- somma alla dimensione del corpo fisico, diventando un’en- tità astratta. Come già ricordato in questa sede, fin dal suo debutto M¥SS KETA è proposta come una persona senza età. Questo le permette di presentarsi come un personaggio completamente svincolato dai limiti (e dalle connotazioni) “anagrafiche” del suo corpo biologico permettendole di proporsi come un artefatto comunicativo che può essere considerato un emblema di tempi diversi15. Il personaggio “astratto” dell’artista potrà, quindi, avere un proprio pro- gramma narrativo solo tramite un successivo procedimen- to di «personificazione» (Greimas e Courtès 1982, p. 240). Questa personificazione andrà a coincidere con una perso- 217 nificazione “universale”, un universo evidentemente collet- tivo e opposto all’universo individuale fondato sulla coppia vita/morte. M¥SS KETA, infatti, si propone come un’entità capace di sganciarsi dal tempo cronologico proponendosi 13. Questa caratteristica non è, ovviamente, prerogativa della sola M¥SS KETA ma sem- bra comune a molti esponenti del genere rap. La causa è, probabilmente, il sempre maggior interesse del “grande pubblico” verso il fenomeno dell’hip-hop che, nato come subcultura nella metà degli anni Settanta, oggi con le sue quattro arti principali (rap, djing, writing e break dance) influenza diversi settori, dalla musica alla moda. 14. Capace, per altro, di esportare questa estetica, apparentemente locale, ben fuori dai confini regionali lombardi e nazionali. La consacrazione di M¥SS KETA sul panorama artistico internazionale può infatti essere fatta risalire già al 28 novembre 2018 quando la cantante si esibisce al Berghain di Berlin, il tempio mondiale della musica tecno, in oc- casione di un evento organizzato per ospitare gli esponenti principali della scena under- ground internazionale. A questa prima data, organizzata dall’agenzia “Melt! Booking”, segue il primo tour europeo che porterà M¥SS KETA l’anno successivo a esibirsi, tra l’altro, sui palcoscenici di Lisbona, Zurigo, Barcellona, Parigi e Amsterdam. 15. Questa scelta narrativa è evidente nel videoclip del brano “Una donna che conta” (il secondo pezzo dell’album del 2018 UNA VITA IN CAPSLOCK). Qui l’artista propone un resoconto (fittizio ma dettagliato) della sua vita a cavallo di tre decenni (anni Ottan- ta, anni Novanta e anni Duemila) modificando evidentemente il suo aspetto, e il suo abbigliamento, secondo le tendenze stilistiche dei periodi considerati e ricorrendo alla strategia del flashback. ponzo-vissio_interni.indd 217 13/09/21 11:59 Eleonora come testimonial ed emblema di un lasso temporale quanto Chiais mai ampio. Questo ci permette quindi di considerare M¥SS KETA come una persona collettiva, capace di racchiudere in se stessa la competenza modale comune e il fare comune a tutti gli attori che sussume al di là del loro essere ancorati a un certo periodo storico di riferimento. La performer, così, viene trasformata in una icona che non può prescindere dal suo essere in prima analisi, appunto, collettiva. Poiché, nel suo annullarsi a livello individuale e “per- sonale”, si propone come una tela immacolata sulla quale proiettare, via via, immaginari e riferimenti, M¥SS KETA ricorda un ologramma16, un “disegno completo”, un’im- magine tridimensionale di un oggetto astratto (vale a dire, in questo caso, del comune sentire legato allo Spirito del Tempo e alla milanesità) che sembra, però, assumere (al contrario di quanto accade generalmente con questa tec- nica) una dimensione finalmente concreta nella manifesta- zione proiettata, ma comunque necessariamente visibile, di questa persona collettiva. 218 L’idea di una proiezione artificiale e artistica, di una cre- azione che viene confezionata nei dettagli per trasmettere un messaggio prescindendo dalle caratteristiche intrinseche del supporto sul quale avviene la realizzazione “concreta” dell’opera, costringe qui a una piccola riflessione sul rap- porto tra finzione e realtà. Questa contrapposizione, non necessariamente oppositiva, chiama in causa in questo caso specifico la disamina sulla tecnica del trompe-l’œil proposta da Omar Calabrese (2011). M¥SS KETA è dunque un trom- pe-l’œil? Nel suo L’arte del trompe-l’œil il semiologo propone una decostruzione dell’idea d’inganno, apparentemente insita nella realizzazione artistica nata per “ingannare l’oc- chio”, vista qui non come un tentativo di raggiro bensì come il punto di equilibrio (ancorché instabile) tra percezione e rappresentazione con lo scopo dichiarato di movere, delec- tare, edocere. M¥SS KETA è una persona, una donna ma, in realtà, è una persona collettiva che quindi proietta nei 16. Il ricorso alla tecnica dell’ologramma per creare personaggi fittizi da proporre come iconici nel panorama artistico in senso lato è una tematica cara all’universo cinemato- grafico. Si pensi, per esempio, alla pellicola S1m0ne, del 2002, scritta, prodotta e diretta da Andrew Niccol e interpretata, tra l’altro, da Al Pacino. ponzo-vissio_interni.indd 218 13/09/21 11:59 M¥SS KETA confini anatomici del suo corpo una pluralità d’immaginari. come persona collettiva I confini fisici dell’artista nel suo proporsi allo sguardo del- lo spettatore rappresentano dunque la cornice all’interno della quale si svolge il gioco inteso come la prassi del “far finta”. M¥SS KETA quindi finge? Certamente: gioca a “far finta”. Ma se il corpo della performer diventa lo spazio fisico di una dimensione ludica è il ruolo che il fruitore intrattiene rispetto a questo spazio ad apparire ancor più interessante. Il pubblico, infatti, accetta la “prescrizione a immaginare” e diventa complice, giocatore, sovrapponendo al mondo reale uno spazio autonomo che è appunto lo spazio M¥SS KETA. In questo spazio si attualizza la prassi ludica, il pub- blico entra nel mondo proposto dal collettivo separandolo dal quotidiano pur mantenendo inalterata, a livello profon- do, la consapevolezza del fatto che non si trova di fronte a una donna in carne, ossa e esagerazioni tout-court. Giocare con la fascinazione dell’apparenza e dello smascheramento permette, nella tecnica del trompe-l’œil, di confondere i piani creando una nuova natura. Nel caso specifico quello che viene a crearsi è una nuova persona, collettiva, capace di affascinare proprio per il suo essere profondamente diso- 219 rientante e capace di alterare la comune percezione. M¥SS KETA non è una giovane donna famosa nel panorama ar- tistico, M¥SS KETA è un trompe-l’œil che restituisce vigore al potere immaginativo del suo pubblico instaurando con questo un rapporto giocoso che cita il più classico dei “far finta” infantili. 3. “L’angelo dall’occhiale da sera” e dal volto velato Una finzione che, per M¥SS KETA, si muove sul sottile filo della sostituzione quasi magica. Angelo dall’occhiale da sera17 e dal volto velato, M¥SS KETA è infatti la rappre- sentazione concreta del celebre aforisma di Oscar Wilde «Datemi una maschera e vi dirò la verità»18. 17. “L’angelo dall’occhiale da sera: col cuore in gola” è il titolo dell’album pubblicato nell’ottobre 2016 da Motel Forlanini. 18. Questa situazione di anonimato è, tra l’altro, lo stratagemma utilizzato dal collettivo per affrontare argomenti “scomodi” perché questa scelta veicola la libertà d’espressione (Jung 1965, p. 77). Non mancano, in tal senso, nemmeno i riferimenti ai giullari di cor- te, tradizionalmente considerati gli unici al quale fosse concesso ampiamente il potere di critica seppur con il velo dell’ironia, e alle maschere del teatro greco, che gli attori indossavano per caratterizzare i personaggi. ponzo-vissio_interni.indd 219 13/09/21 11:59 Eleonora La cantante, come già ricordato, non ha mai mostrato Chiais la sua interfaccia comunicativa principale, il viso. Questo velamento costante che garantisce l’anonimato assoluto19 è lo strumento comunicativo che permette a M¥SS KETA di rinunciare a ogni forma di soggettivazione proponendo- si, in ogni sua apparizione, come simulacro di un’identità collettiva. La fusione di diversi immaginari è genitrice, in- somma, della sua stessa figura, una figura che mescolando il proprio immaginario a quello altrui e attualizzando questa fusione sulla superficie fisica del corpo esposto allo sguardo del pubblico, offre al destinatario della performance la pos- sibilità di identificarvisi, riconoscendo una parte di sé nella figura pubblica20 che si trova di fronte. Come avviene, però, questo (significativo) nascondi- mento? Gli strumenti, assurti ormai al ruolo di “accessori simbolo”, hanno ovviamente una loro importanza centrale nella costruzione di questa persona collettiva. Quali e quan- ti sono? Sostanzialmente si tratta di due accessori modaioli: gli occhiali scuri21 (occhiali da sera, secondo l’etichetta che viene loro attribuita dalla stessa cantante) e la maschera22 a 220 coprire bocca e naso. 19. Anonimato che, ovviamente, non è una novità nel panorama artistico e tantomeno in quello musicale. Due esempi tra i molti che si potrebbero citare in questa sede: il rapper LIBERATO (situato nell’inusuale punto d’intersezione musicale tra neomelodico e rap) e i celeberrimi Daft Punk. 20. «Her hidden identity is the best way to say the truth, because not having a face allows to have a bit of M¥SS in each of us» (https://www.latempesta.org/artista/m%C2%A5ss- keta/). 21. Gli occhiali da sole indossati da M¥SS KETA si prestano a un’interpretazione alme- no duplice. Da un lato, infatti, contribuiscono evidentemente a mantenere l’anonimato di chi li indossa ma, dall’altro lato, rimandano immediatamente alle notti in bianco tra- scorse, in accordo con il programma narrativo di questa persona collettiva, nel cuore della movida milanese. Gli occhiali sono, a livello di design, meno mutevoli del velo e restano abbastanza fedeli a un modello sia a livello di montatura sia a livello di lente che è il più delle volte ovale. Tra i brand che si sono occupati della loro realizzazione è bene ricordare il marchio Retrosuperfuture che si è occupato anche degli occhiali da sole indossati nel videoclip LE RAGAZZE DI PORTA VENEZIA – THE MANIFESTO (2019) dopo aver realizzato gli accessori anche per il precedente, e ben più amatoriale, video di LE RAGAZZE DI PORTA VENEZIA (2015). Nel secondo video la montatura di Retro- superfuture è stata personalizzata da Adriana Hot Couture che, curando anche gli outfit delle ragazze, ha utilizzato un guardaroba di scena adatto a caratterizzare ciascuna. Ele- na Sanfilippo, la stylist di M¥SS KETA, ha spiegato di aver scelto questo brand proprio perché la filosofia del marchio era allineata con il messaggio del video. 22. A rendere ancor più interessanti queste particolarissime maschere è anche la loro costruzione poiché si tratta di modelli realizzati in modo tale da amplificare la voce. Que- sto ha, naturalmente, una giustificazione tecnica e pratica (trattandosi di una cantante ponzo-vissio_interni.indd 220 13/09/21 11:59 M¥SS KETA Se da un lato, quindi, M¥SS KETA è mutevole per de- come persona collettiva finizione23, dall’altra ci sono elementi prototipici del perso- naggio e proprio questi tratti distintivi hanno destato parti- colare curiosità perché, come avviene comunemente con le maschere, l’essere umano è attratto da ciò che si nasconde dietro di esse. La scelta stilistica della cantante ha un’origine precisa. “BURQUA DI GUCCI”24 (2015) è infatti il primo videoclip in cui compare il personaggio25 vestito di occhiali da sole e velo, una combinazione che celando bocca e occhi rende impenetrabili le espressioni oltre che impossibile il ricono- scimento26. Questi oggetti, inoltre, nel percorso narrativo del personaggio qui analizzato assumono il ruolo dapprima di autentici “mezzi magici” di proppiana memoria trasfor- mandosi, poi, nella marchiatura dell’eroe intesa evidente- mente sempre nel senso di Propp (2000). Ottenuti solo in un momento successivo all’esordio della “narrazione M¥SS la sua voce deve essere chiaramente e facilmente udibile) ma concettualmente esaspera l’obiettivo della persona M¥SS KETA che, quando indossa la sua divisa, si trasforma per farsi portavoce di valori collettivi. A livello di confezione, il materiale impiegato nella 221 realizzazione varia, ovviamente, a seconda delle occasioni e delle esigenze. Durante i concerti, infatti, è fondamentale l’impiego di materiali traspiranti, in modo tale che la voce fluisca senza ostacoli. In questo settore rientrano le creazioni paillettate e metalliz- zate, alcune volte anche con la bocca scoperta, di William Merante con Giovanni Riggio, utilizzate per il PAPRIKA tour, e i pizzi di Rosamosario, il brand di lingerie haute couture che ha curato anche numerosi total look della performer. In occasione degli shooting fotografici e delle apparizioni pubbliche, invece, le maschere sono più eccentriche e non necessariamente realizzate in materiali adatti a far fluire age- volmente la voce. Destinate a rimanere impresse nell’immaginario estetico della cantante sono, per esempio, le creazioni Yezael di Angelo Cruciani (indossate da M¥SS KETA per “The Eyes Fashion”), soprattutto la versione antigas ricoperta di materiali luccicanti. 23. Questo è evidentemente legato alla necessità del personaggio di proporsi come espo- nente e rappresentante dello Zeitgeist milanese in periodi storici diversi. 24. In questo caso, nel videoclip si pone l’accento sul rapporto fra donne e società. In una cornice grafica simile a quella del TG5, vengono mostrate in modo frenetico imma- gini appartenenti alla cultura trash e brevi video di soubrette occidentali in abiti succinti, il tutto contrapposto a scritte in arabo che rimandano al format classico di emittenti come Al Jazeera. La congiunzione di questi due mondi porta a una riflessione più ampia sulla condizione d’inferiorità della donna, tanto in Occidente quanto in Oriente. 25. Nei precedenti videoclip l’anonimato della cantante è comunque garantito attraver- so stratagemmi comunicativi differenti sui quali è purtroppo impossibile soffermarsi in questa sede. 26. Scrive, a questo proposito, Zaggia (2019, p. 151): «Il s’agit d’une réaction à “l’empire de l’image”» promu par une société contemporaine complètement assujettie à l’univers des réseaux sociaux ; une thématique abordée également dans la chanson Monica11. À une époque où l’on est poussé au dévoilement, l’artiste milanaise s’impose de manière agressive avec une logique de la non-reconnaissance. » ponzo-vissio_interni.indd 221 13/09/21 11:59 Eleonora KETA” sono, infatti, cronologicamente connessi – nei tem- Chiais pi, pur dilatati, di questa fiaba contemporanea –all’allonta- namento (in senso astratto) della nostra “eroina” dalla sua realtà concreta e fisica di persona a seguito della volontà di sopperire a una mancanza: la rappresentazione, in chiave artistica, di quello “Spirito del tempo” cui il collettivo fa rife- rimento fin dall’esordio della M¥SS. Per sopperire a questa mancanza, un donatore (di nuovo collettivo) offre al perso- naggio, dopo averlo messo alla prova27, gli oggetti (occhiali scuri e veletta). Questo involucro, che da qui in poi potrem- mo considerare per comodità come un oggetto unico28, non è però un semplice mezzo utile al superamento della prova ma diventa anche, in ultima analisi, la marchiatura dell’e- roe, quello stratagemma comunicativo attraverso il quale, tramite il nascondimento della sua identità “privata”, l’e- roina compie il suo programma narrativo trasformando il messaggio da potenzialmente personale in universale e in linea con il personaggio, nato appunto da un collettivo. In ultima analisi, quindi, sono proprio questi artefatti, utilizzati di norma per occultare ma che qui al contrario so- no indispensabili per permettere l’identificazione del perso- 222 naggio, a rendere possibile la “personificazione” (Greimas e Courtès 1982, 240) dell’oggetto M¥SS KETA nella persona (collettiva) M¥SS KETA, dotandola di un programma nar- rativo (collettivo) e permettendole di esercitare un fare (che è, ancora una volta, collettivo). 4. Le tematiche delle canzoni Visto, a questo punto, qual è stato il percorso che ha portato alla creazione della persona collettiva M¥SS KETA e defi- nite le modalità (e i significati, attribuiti e attribuibili) degli accessori che la caratterizzano, può essere utile un rapido sguardo alle tematiche affrontate nelle sue canzoni. Per comprendere appieno le possibili declinazioni di un prodotto culturale è però impossibile prescindere comple- tamente dal contesto sociale che l’ha generato (Lévi-Strauss 1985, p. 10). Si è già accennato al forte radicamento geo- 27. Prova che è facilmente identificabile con i primi lavori dell’artista. 28. Il travestimento di M¥SS KETA può essere ricondotto al genere del “nuovo e sem- pre uguale”. Infatti, la maschera è sempre composta dalla combinazione veletta-occhia- le, accessori che però l’artista (e il collettivo che ne detta le mosse) amano cambiare e personalizzare a seconda del contesto e dell’occasione. ponzo-vissio_interni.indd 222 13/09/21 11:59 M¥SS KETA grafico di questa artista29 che, dal punto di vista dell’imma- come persona collettiva ginario che l’ha generata, prende origine dalla cosiddetta “Milano da bere”30 rileggendo questo contesto con la lente dell’ironia e dell’esasperazione. Questa esasperata ironia rispetto a quelle che si potrebbero interpretare come le ori- gini del suo stesso “mito” permette, di conseguenza, a M¥SS KETA di paragonare il passato alla contemporaneità31 e di collocarsi, come icona, al di fuori del tempo. I testi delle canzoni citano in larga parte le tematiche più comuni nel genere hip-hop32 ma non mancano interessanti riferimenti a una nuova femminilità. Qui l’aspetto fisico è, ancora una volta, esasperato ma il centro della rappresen- tazione non è una sessualizzazione dei corpi bensì un’auspi- cata dimensione collettiva e condivisa all’interno della quale la messa in mostra del corpo diventa una scelta autonoma e auto-riferita che non si sottrae allo sguardo altrui ma che non fa dello sguardo degli altri un obiettivo al quale tende- re. Anche in questo senso la dimensione collettiva di M¥SS KETA è centrale33. Il nascondimento del viso e la possibilità di affrontare, forte della maschera che indossa, anche argomenti “scomo- 223 di” rappresenta poi il terzo punto centrale nelle tematiche 29. “M¥SS KETA è di Milano, e non potrebbe essere altrimenti” (M¥SS KETA, 2019, p. 1). 30. Questa espressione, nata nel contesto pubblicitario (con lo spot “Amaro Ramazzotti Milano da bere” ideato nel 1985 da Marco Mignani), è entrata rapidamente a far parte del linguaggio giornalistico (Amendola, 2015, p. 10). A oggi l’etichetta è utilizzata per descrivere un periodo (identificabile, convenzionalmente, tra il 1981 della fine degli anni di piombo, e il 1992 dell’inizio dello scandalo Tangentopoli), di carrierismo esaspe- rato e comune percezione di un ampio benessere e di un diffuso edonismo. 31. Un esempio chiaro è il testo della canzone d’esordio “Milano, sushi & coca” (2014) dove convivono riferimenti legati alla stretta attualità (come l’ascesa al mainstream del- le pietanze orientali presenti anche nel titolo e assurte a status symbol o il riferimento agli hashtag) e le citazioni alla cocaina e al trionfo dell’industria della moda, tipicamente radicate nel contesto della Milano anni Ottanta. Il brano “Adoro” (2019), realizzato in collaborazione con Il Pagante, è invece più radicato al contesto attuale e le strofe rappate si alternano a messaggi vocali registrati in momenti diversi della notte. 32. Dai riferimenti (quasi innumerevoli) ai consumi di droghe di vario genere ai marchi di moda (un tema molto amato dal genere hip-hop, si pensi per esempio al brano “No Stylist” di French Montana ft. Drake), dalle critiche alla classe dirigente e politica fino al racconto della quotidianità in condizioni di marginalità ed emarginazione. 33. Un’importanza cruciale è quella ricoperta dal già citato videoclip “Le ragazze di Porta Venezia – The Manifesto” (2019) che, in questo senso, sarebbe interessante con- frontare, purtroppo non in questa sede, con il videoclip di Cyndi Lauper “Girls just want to have fun” (1983). ponzo-vissio_interni.indd 223 13/09/21 11:59 Eleonora toccate dall’artista. Tanto nei brani quanto nel libro “auto- Chiais biografico” l’artista non risparmia pesanti critiche, come già detto, alla classe politica dei tre decenni all’interno dei quali “si muove” (Anni Ottanta, Anni Novanta e Anni Duemila), alla chiesa cattolica e alla sua ritualità34. 5. Conclusioni M¥SS KETA è un fenomeno contemporaneo ma avulso dal tempo cronologico che, grazie alla dimensione collettiva che la caratterizza fin dalla sua genesi, riesce a proporsi come emblema di periodi diversi facendosi portatrice di messag- gi universali, ancorché radicati geograficamente nella loro “milanesità”. Questi messaggi sono sempre passibili di in- terpretazioni diverse e, sfruttando il meccanismo ludico del “far finta di”, instaurano con i destinatari della comunica- zione un rapporto basato su una cosciente ironia. M¥SS KETA è un personaggio prototipico che, distac- candosi dalla sua concreta dimensione biologica, utilizza la superficie anatomica del suo corpo come palcoscenico per lo svolgimento di una rappresentazione. L’anonimato asso- 224 luto è la prima caratteristica della performer ma anche ciò che le permette, da un lato, di affrontare tematiche diverse e, dall’altro lato, di favorire un processo di identificazione che la rende un’icona, un manifesto. L’insieme di queste caratteristiche permettono, di conseguenza, a M¥SS KETA di proporsi all’interlocutore come il manifesto di un senti- mento universale. Il caso di quest’artista, infine, è interessante anche per- ché permette una riflessione più generale su una partico- lare idea di persona che sembra, in qualche modo, sgan- ciarsi dall’individualismo marcato che pare egemone nella modernità35. M¥SS KETA, da parte sua, incarna infatti una tendenza inversa e – facendosi “testimonial” di un ritorno al passato – si rifà evidentemente all’origine del termine “per- sona” intesa come “maschera” sia nella sua derivazione dal 34. Tra le tante citazioni possibili su questo soggetto si pensi, per esempio, alla strofa: «Anni 2000 dico, È quello giusto / Si chiamava Wojtyla / Aveva il corpo di Cristo» (in “UNA DONNA CHE CONTA”, 2018) o, in “Xananaxs” (2017), «Sono la gran contessa / Arciduchessa, sacerdotessa / Controversa, compromessa /La prima donna a dire la mes- sa». 35. A questo proposito si veda, per esempio, il contributo di Carlo Capello ospitato in questo stesso volume. ponzo-vissio_interni.indd 224 13/09/21 11:59 M¥SS KETA greco (prōsōpon) “ciò che sta davanti alla vista”, come persona collettiva sia nel suo riferirsi in maniera letterale all’altra origine la- tina che, partendo dal verbo sonare, identifica l’origine del termine persona nella fusione di “per” e “sonare” (“suonare attraverso”) attribuendo alla maschera lo status di megafono attraverso cui la voce risuona in maniera amplificata. L’ar- tista senza volto tramite quella giustapposizione di accessori che diventa la sua maschera si fa dunque maschera a sua volta e non solo permette alla sua voce di essere udita ma permette al suo stesso personaggio di esistere. E questa è la concreta dimostrazione del fatto che la trasfigurazione da persona a persona collettiva è perfettamente realizzata. 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